Le Associazioni promotrici e i Cittadini firmatari chiedono al Comune di Trieste di rinunciare alla riapertura del macello di Prosecco, una struttura incompatibile con il territorio carsico e potenzialmente impattante su ambiente, salute pubblica e qualità della vita dei residenti.
Il Carso è un ecosistema fragile, attraversato da falde permeabili e vocato a turismo, natura e residenzialità: un macello comporterebbe emissioni odorigene, un considerevole aumento del traffico pesante, una gestione complessa dei reflui e rischi sanitari legati alla lavorazione di prodotti di origine animale; e uccisione di migliaia di animali all’anno.
Nella struttura verrebbero lavorati anche gli animali selvatici, abbattuti sul territorio: esistono metodi non cruenti e scientificamente validati per il contenimento numerico dei cinghiali, come l’immuno-contraccezione, già adottata da diversi Istituti Zooprofilattici italiani, in sintonia con il sentire comune, ampiamente contrario alla caccia.
Promuovono questa iniziativa:
Amici di Luna e Sam, Animal Pride Defending Association aps FVG, Animal Voices United, Come nelle favole, Il mondo di Susanna, Il sentiero di Ares, La cuccia di Azzano X Odv, LAV sez. Trieste, Liberi di volare Odv, Mujaveg, Naica Odv, Ricomincio da cane Odv, Sos pappagalli ed altri esotici Odv, Vegan survival Trieste, Zampa su zampa Odv. Chiediamo trasparenza, confronto pubblico e soluzioni alternative che rispettino ambiente, salute e valori etici della comunità.
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Al Sindaco di Trieste Roberto Di Piazza
Alla Giunta Comunale
Le associazioni promotrici insieme ai cittadini firmatari si oppongono al progetto di riapertura del macello di Prosecco.
1. Tutela del benessere animale: in un contesto storico in cui cresce la sensibilità verso il rispetto degli animali e la riduzione delle pratiche di sfruttamento intensivo, la riapertura di un macello rappresenta un passo indietro rispetto a valori etici sempre più condivisi dalla cittadinanza.
2. Impatto sulla salute e sull’ambiente: La riapertura di un macello comporta rischi legati a emissioni, odori ed inquinamento acustico con conseguenze negative sulla qualità dell’aria, gestione dei reflui, sull’ambiente circostante e sul benessere dei residenti nonché un sensibile aumento del traffico pesante in una zona che già spesso viene congestionata in concomitanza ad eventi sul vicino RA13.
3. Un investimento nella direzione sbagliata: il macello di Prosecco non è un servizio essenziale nel senso stretto del termine, come possono esserlo la sanità, l’istruzione, il trasporto pubblico o la messa in sicurezza del territorio. Si tratta di una struttura che sostiene una filiera produttiva specifica - l’allevamento e la macellazione animale - che beneficia direttamente un numero limitato di operatori economici.
4. L’acquisto e la manutenzione del macello sono a carico della collettività per ben 400.000 euro. Finanziare questa infrastruttura significa scegliere politicamente di sostenere un modello produttivo ben preciso, senza che sia dimostrabile un ritorno diffuso per la collettività, ma solo per alcuni privati.
5. L’aspetto forse più paradossale di questo investimento emerge se lo si confronta con ciò che si potrebbe ottenere destinando le stesse risorse all’orticoltura: a parità di superficie coltivata, la produzione vegetale genera una quantità di cibo nettamente superiore rispetto all’allevamento; richiede meno acqua, meno suolo e meno energia; produce meno emissioni climalteranti; crea occupazione più diffusa e meno concentrata. Con un investimento pubblico equivalente a quello destinato al macello di Prosecco
si potrebbero sostenere, ad esempio, reti di piccoli produttori orticoli locali, progetti di agricoltura biologica o rigenerativa, filiere corte per mense scolastiche e ospedaliere,
recupero di terreni agricoli abbandonati. Tutto questo con un impatto diretto sulla sicurezza alimentare.
6. Mancanza di un reale interesse pubblico: Chiediamo trasparenza sulle reali motivazioni economiche e occupazionali del progetto e sulle eventuali alternative più sostenibili che potrebbero essere prese in considerazione.
Dalla stampa veniamo a conoscenza che una delle motivazioni portate in favore della riapertura del macello è estenderne l'attività anche alla lavorazione delle carni di animali selvatici, adducendone il sovrannumero quale necessità di abbattimento: esiste una alternativa più etica alla caccia, pratica ormai largamente invisa alla popolazione, introdotta dal 2022 e già adottata dagli Istituti Zooprofilattici di Toscana, Lazio e Mezzogiorno che prevede l'utilizzo del farmaco immuno-contraccettivo Cona-Gon e che potrebbe essere avviato anche nel territorio del Carso triestino in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Tre Venezie.
Per tutti questi motivi, chiediamo alle istituzioni competenti di rinunciare alla riapertura del macello di Prosecco e di avviare un confronto pubblico con la cittadinanza, valutando soluzioni alternative che rispettino l’ambiente, la salute e i valori etici della comunità.
Confidiamo in una decisione responsabile, orientata al futuro e al benessere collettivo di tutti gli animali, umani e non.
Promuovono questa iniziativa:
Amici di Luna e Sam, Animal Pride Defending Association aps FVG, Animal Voices United, Come nelle favole, Il mondo di Susanna, Il sentiero di
Ares, La cuccia di Azzano X Odv, LAV sez. Trieste, Liberi di volare Odv, Mujaveg, Naica Odv, Ricomincio da cane Odv, Sos pappagalli ed altri esotici Odv, Vegan survival Trieste, Zampa su zampa Odv.
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